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Il sonno protegge dal cancro, dormire poco fa ammalare

pnee notturne Padova

Un buon sonno è fondamentale per restare in salute e prevenire il cancro, la conferma dell’importanza di dormire bene arriva anche dallo studio sui ritmi circadiani che è valso il Nobel per la medicina.

Le regole per dormire bene
Dormire poco e male abbassa le difese immunitarie e comporta squilibri di vario genere che possono portare a contrarre diversi tipi di malattie, fra cui addirittura il cancro.

Sonno agitato e tumori
Secondo uno studio dell’Università di Chicago apparso sulla rivista Cancer Research, un sonno disturbato potrebbe agevolare lo sviluppo di tumori, oltre a incidere pesantemente sull’umore. Non è una novità che uno stile di vita sano è la migliore prevenzione di qualunque tipo di malattie, cancro compreso. Spesso però si trascurano sonno e riposo, componenti fondamentali di un corretto stile di vita, insieme all’alimentazione e all’attività fisica.

Per i ricercatori dormire male e svegliarsi continuamente durante la notte, potrebbe accelerare la crescita del tumore. Il motivo è legato al fatto che un sonno disturbato o insufficiente riduce la capacità di difesa del sistema immunitario.

L’indagine si basa sul presupposto (affermato anche da altre ricerche precedenti) che possa esserci un legame tra le apnee notturne e la difficoltà a prendere sonno con l’aumento della mortalità nei pazienti che soffrivano di cancro.

La ricerca è stata condotta su dei topi e i risultati non lasciano spazio a dubbi: le cavie con tumori il cui sonno era stato appositamente disturbato hanno visto crescere i loro tumori rispetto a quelli che dormivano senza interruzioni. Alla base c’è la risposta di alcune particolari cellule: in caso di sonno discontinuo, le cellule che creano un terreno fertile per il propagarsi del tumore aumentano di numero, di contro quelle che lo contrastano si riducono.

Dormire male favorisce cancro al seno e alla prostata
Dello stesso avviso, una ricerca pubblicata su Current Biology condotta dall’Erasmus University Medical Centre in Olanda, da cui è emerso come un sonno di scarsa qualità è associato in particolare all’aumento del rischio di contrarre il tumore al seno, soprattutto in donne che ne hanno familiarità. Non solo, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention dell’American Association for Cancer Research, gli uomini che soffrono di disturbi del sonno, raddoppiano il rischio di ammalarsi di cancro della prostata.

Gli studi vanno dunque tutti nella stessa direzione e non è un caso che il Nobel per la medicina 2017 sia andato proprio ai ricercatori che hanno studiato i ritmi circadiani, sottolineando anch’essi come interrompere i naturali bioritmi crei scompensi che gettano le basi per lo sviluppo di svariati disturbi e patologie.

Fonte: dilei.it

Convegno - dibattito su 'Le apnee notturne', i risultati e i dati emersi

Apnee notturne Padova

09/04/2017 - Oltre 7 mila sinistri stradali, per un totale di 150 morti, 12 mila feriti e un costo di ben 2 miliardi di euro sono i numeri che descrivono i danni provocati dalle OSAS, apnee ostruttive del sonno ancora poco conosciute ma dagli effetti inequivocabili. Si stima che ne soffra, tra la popolazione di mezza età, un uomo su quattro e una donna su dieci ma solo il 17% degli affetti ne è consapevole e si rivolge ad uno specialista.
 

A calcolare la cifra è stato uno studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica Chronic Respiratory Disease.  I dati diffusi nella recente “Giornata mondiale del sonno” che cade il 17 marzo, confermano che le conseguenze riscontrate possono essere sia acute che croniche: le apnee inficiano la qualità del sonno, con conseguente disattenzione e stanchezza, scarsa concentrazione e memoria al risveglio. L'interruzione del respiro fa si che i tessuti ricevano meno ossigeno di quello necessario, provocando infiammazioni e sofferenze ai tessuti stessi.

L'incidenza dei costi sociali di tale patologia, hanno portato l'Italia ha recepire la Direttiva Europea 2014/85/UE, che incoraggia gli stati membri ad adottare controlli più stretti sulle condizioni di salute , ed in particolare sulla qualità del sonno di chi richiede il rilascio o il rinnovo della patente di guida.

A gennaio 2016, il Governo ha stabilito che “la patente non deve essere rilasciata ne rinnovata a coloro che sono affetti da disturbi del sonno causati da apnee notturne che determinano una grave incidenza sulla sonnolenza diurna, con ridotta capacità di attenzione.”

“Le iniziative messe in campo per monitorare e conoscere le OSAS – ha detto il dr. Piergiorgio Pasqualini, specialista otorinolaringoiarta casa di cura privata san benedetto SPA- seppur importanti perchè focalizzano l'attenzione sul problema, sono tutt'oggi inadeguate perchè fanno perno solo sull'autocertificazione del proprio stato di salute. Occorre puntare molto sulla prevenzione e sulla diagnosi tempestiva per far si che si adottino le misure necessarie per circoscrivere il fenomeno dalle gravi ripercussioni in termini anche di perdita di vite umane a causa dei sinistri.”

Di questa patologia se ne è occupato un Gruppo di lavoro interdisciplinare di esperti, istituito presso il Ministero della Salute nel novembre del 2014 che raggruppa numerose Società Scientifiche, rappresentanti  delle Associazioni dei Malati e riceve la collaborazione dei Ministeri della Salute e dei Trasporti, nonché di enti come Aci, Ania, rappresentanti della Categoria degli Autotrasportatori e di Assogascon con l’obiettivo primario di rendere possibili interventi mirati a ridurre i rischi nei trasporti e sul luogo di lavoro.

La cura passa per la diagnosi ed il Gold Standard è l’esame POLISONNOGRAFICO, un esame non invasivo che permette di monitorare alcuni parametri fisiologici mentre il paziente dorme.

Fonte: viveresanbenedetto.it

Apnee notturne, a soffrirne il 30% della popolazione: i medici fanno il punto a Padova

Apnee notturne Padova

A soffrirne è il 24% degli uomini e il 9% delle donne di mezza età.

COS'E'. L’apnea ostruttiva (Osas) consiste in una transitoria ma ripetuta interruzione del respiro durante il sonno, caratterizzata da più episodi di completa o parziale, prolungata ostruzione delle vie aeree superiori, normalmente associati a una riduzione della saturazione di ossigeno nel sangue. Questo fenomeno determina un’alterazione qualitativa del riposo notturno che può portare alla comparsa di sintomi durante la veglia come eccessiva sonnolenza diurna e stanchezza. Nei casi più severi le Osas possono rappresentare un importante fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiache e neurologiche di natura vascolare come l’infarto acuto del miocardio o l’ictus cerebrale. Benchè la sindrome sia molto diffusa, solo nel 4% dei casi tra i maschi e nel 2% dei casi tra le femmine presenta caratteristiche di gravità tali da giustificare un intervento terapeutico.

 

LA SINDROME. Per fare il punto della situazione l’ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Padova con la Cao (Commissione Albo Odontoiatri) organizza sabato 18 febbraio, all’Hotel Crowne Plaza (ore 9-16.45) il convegno: “La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Osas)”. Esauriti i cento posti disponibili a testimonianza di come l’argomento sia di grande interesse tra gli addetti del settore. I lavori verranno aperti dai presidenti della Fnomceo nazionale e della Cao nazionale, rispettivamente Roberta Chersevani e Giuseppe Renzo, dal presidente dell’Ordine dei Medici di Padova Paolo Simioni e dal presidente della Cao di Padova Ferruccio Berto. Seguiranno interventi di Rosario Marchese Ragona, Andrea Vianello, Giuseppe Ferronato, Ivana Simoncello e molti altri.

 

SINTOMI. “La sindrome delle apnee notturne è una patologia poco conosciuta che ha dei risvolti importanti nella vita sociale. I sintomi principali portano infatti a una sonnolenza diurna, a problemi di ipertensione, ictus e coronaropatie e a una qualità di vita scadente per il pessimo riposo”, rileva il dottor Ferruccio Berto. “Tutto ciò può comportare – prosegue - problemi e costi sociali importanti con una diminuita capacità lavorativa, di attenzione e di apprendimento. Il convegno ha come obiettivo far conoscere ai discenti medici e odontoiatri i segni precoci e l’iter diagnostico nonché le terapie”

Fonte: padovaoggi.it

ENPAM EDUCAZIONE E SICUREZZA STRADALE

Venerdì 7 ottobre 2016 dalle 10 alle 17

Sabato 8 ottobre 2016 dalle 10 alle 13

Venerdì 7 ottobre 2016 dalle 10 alle 17

Dalle 10 alle 13: EDUCAZIONE E SICUREZZA STRADALE. I corretti comportamenti strada. Illustrazione della segnaletica stradale.

Indicazioni sugli atteggiamenti da tenere in auto. Proiezione di video tutorial della Polizia di Stato.

Illustrazione dell’attività di controllo finalizzata alla prevenzione degli incidenti (tasso alcolemico, etc…). A cura della Polizia di Stato.

Indicazioni di primo soccorso in caso di incidenti. A cura della dott.ssa Imma La Bella e del dott. Vincenzo Bembo.

Dalle 15 alle 17: VIAGGIARE IN SICUREZZA IN AUTO. Il trasporto dei bambini in auto. Quali sono gli errori più frequenti. A cura della dott.ssa Imma La Bella e della Polizia di Stato.

Il disabile a bordo. A cura della dott.ssa Imma La Bella e del dott. Claudio Farinelli.

Illustrazione della normativa di riferimento per l’utilizzo del seggiolino d’auto. Quali sono le sanzioni per i contravventori. A cura della Polizia di Stato.

NEI GIARDINI DI PIAZZA VITTORIO SARANNO PRESENTI LE AUTO STORICHE DELLA POLIZIA DI STATO.

 

Sabato 8 ottobre 2016 dalle 10 alle 13

Dalle 10 alle 11: EDUCAZIONE E SICUREZZA STRADALE. I corretti comportamenti in strada. Illustrazione della segnaletica stradale.

Indicazioni sugli atteggiamenti da tenere in auto. Proiezione di video tutorial della Polizia di Stato.

Illustrazione dell’attività di controllo finalizzata alla prevenzione degli incidenti (tasso alcolemico, etc…). A cura della Polizia di Stato.

Indicazioni di primo soccorso in caso di incidenti. A cura della dott.ssa Imma La Bella e del dott. Vincenzo Bembo.

VIAGGIARE IN SICUREZZA IN AUTO. Il trasporto dei bambini in auto. Quali sono gli errori più frequenti. A cura della dott.ssa Imma La Bella e della Polizia di Stato.

Il disabile a bordo. A cura della dott.ssa Imma La Bella e del dott. Claudio Farinelli.

Illustrazione della normativa di riferimento per l’utilizzo del seggiolino d’auto. Quali sono le sanzioni per i contravventori. A cura della Polizia di Stato.

NEI GIARDINI DI PIAZZA VITTORIO SARANNO PRESENTI LE AUTO STORICHE DELLA POLIZIA DI STATO.

Dalle 11 alle 13: DISTURBI DEL SONNO E INCIDENTI STRADALI. Le problematiche relative all’Osas (Obstruction Sleep Apnea Syndrome, Sindrome delle Apnee Ostruttive) in relazione agli incidenti stradali.

Quali sono le principali cause della sonnolenza, il russamento e le interruzioni del sonno. Diagnosi, terapia medica e prevenzione possibile. A cura del prof. Desiderio Passali, del prof. Giulio Cesare Passali e del prof. Gianni Rocchi.

Interventi di:

  • Vincenzo Bembo, dirigente medico pediatra – Ospedale S. Giovanni di Dio – Fondi (LT),
  • Claudio Farinelli, pediatra di famiglia Asl LT 1, vicepresidente SIPPS Lazio,
  • Imma La Bella, pediatra di famiglia Asl RM C, presidente SIPPS Lazio,
  • Desiderio Passali, ordinario di Otorinolaringoiatra – Università di Siena,
  • Giulio Cesare Passali, professore aggregato Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico A. Gemelli, Roma,
  • Gianni Rocchi, presidente Istituto Italiano di Roncologia,
  • Polizia di Stato.

MIT: patologie del sonno, 10mila questionari agli autotrasportatori

Prevenire la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno. È questo lo scopo della collaborazione tra ilMinistero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori e il Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno Infantili dell’Università di Genova. Il primo passo consisterà nella somministrazione, nei prossimi mesi, di 10mila questionari ad altrettanti autotrasportatori per effettuare un primo screening sulle condizioni di salute, sulle abitudini e sullo stile di vita di una delle categorie più a rischio, considerando la sedentarietà, l’alimentazione non regolare e l’alterazione del ritmo sonno/veglia che caratterizzano la professione dell’autotrasportatore.

Anche di questo si è parlato ieri a Roma nel corso del convegno “La prevenzione della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno , nel settore dell’autotrasporto”, organizzato dal Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori e l’Università di Genova – Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno Infantili (DINOGMI).

La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (Osas), è una patologia che, oltre a provocare apnee notturnepeggiorando la qualità del sonno, causa tutta una serie di problematiche cardivascolari e cardiocerebrali e raddoppia la possibilità di incidenti sul lavoro; nel caso dei guidatori di professione, come gli autotrasportatori, la probabilità si triplica, tanto che da quest’anno questa sindrome è stata inserita fra le cause di mancato rilascio orinnovo delle patenti di guida. Il costo sociale di questa patologia in Italia è elevatissimo: 2,9 miliardi di euro tra costi sanitari e indiretti, come gli incidenti automobilistici o sul lavoro, o ancora la perdita di produttività. Da qui la necessità di una sempre maggiore prevenzione.

Aprendo i lavori, il sottosegretario alle Infrastrutture e ai  Trasporti Umberto Del Basso De Caro ha ricordato che “nell’ Unione europea il 30% degli incidenti stradali è causato da eccessiva sonnolenza. In Italia il dato scende al 22%, ma si tratta di rilevazioni fatte solo sulla rete autostradale”. Per questo è particolarmente importante l’azione dell’Albo degli Autotrasportatori che “concorre – ha continuato il sottosegretario – all’attuazione dell’indirizzo politico del ministero dei Trasporti relativo alla sicurezza”.
“E’ la prima volta in Italia che mondo scientifico e istituzioni si occupano concretamente di prevenzione dell’Osas e sonnolenza alla guida - ha ricordato il dottor Sergio Garbarino del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova, coordinatore del progetto - segnale questo di un vero cambio di atteggiamento nei confronti del problema”.

“Ci siamo impegnati in questo progetto - ha sottolineato Maria Teresa Di Matteo, presidente del Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori – perché ci aspettiamo una maggiore conoscenza dell’incidenza di queste malattie nel settore dell’autotrasporto e risultati importanti ai fini dell’informazione e della prevenzione. L’evento di oggi è solo il primo passo della collaborazione intrapresa con l’Università di Genova”.

 

Fonte: © Trasporti-Italia.com

Apnea notturna e russamento bambini: le linee guida del ministero

L'apnea notturna è presente in percentuale dall'1 al 6 per cento; il russamento dal 3 al 21 per cento. Il ministero punta alla prevenzione

Cosa fare con i bambini che russano o hanno le apnee notturne? Il ministero della Salute, lo scorso 5 aprile, ha pubblicato le ‘Linee guida nazionali per la prevenzione e il trattamento odontoiatrico del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva”.

Un manuale stilato grazie alla collaborazione di esperti in odontoiatria, con la supervisione di Antonella Polimeni, direttrice del Dipartimento di attività integrata testa-collo del Politecnico ‘Umberto I‘ di Roma. I due fenomeni, il russamento e l’apnea ostruttiva, sono più comuni di quanto non si pensi. La seconda, in particolare, è “una condizione caratterizzata da ripetuti episodi di completa (apnea) o parziale (ipopnea) cessazione del flusso d’aria attraverso le vie superiori durante il sonno”. Se gli adulti sono i più colpiti da questo problema, i bambini in età scolare ne soffrono in una percentuale variabile tra l’1 e il 6 per cento. Il russamento, invece, è riscontrabile in una percentuale che va dal 3 al 21 per cento dei bambini: “Con conseguenze sia di natura clinica sia sociale”. Se il più delle volte è considerato benigno, il russare può però disturbare il sonno, portando conseguenze sul rendimento scolastico e sul comportamento del bambino (sonnolenza, iperattività, irascibilità). Le Linee guida investono l’odontoiatra di un ruolo ancora più importante, ma anche i genitori, a cui viene somministrato un vero e proprio questionario. L’odontoiatra, riconoscendo i sintomi, può intervenire applicando dispositivi orali. Le pause nella respirazione, che danno vita alle apnee, possono durare pochi secondi ma anche alcuni minuti. Ce ne possono essere anche trenta in un’ora. Si tratta di disturbi seri che potrebbero avere conseguenze importanti se non trattati adeguatamente: ictus, infarto, ipertensione, obesità e diabete sono tra questi. Possono causare insufficienza cardiaca e aritmie; in caso di adulti, potrebbero provocare incidenti alla guida di veicoli a causa della stanchezza e della sonnolenza.

 

Fonte: italyjournal.it

Il tuo bambino russa spesso?

Russamento e apnee troppo frequenti nel sonno possono causare problemi alla salute dei più piccoli

Chi l’ha detto che russamento e apnee notturne sono un problema solo per gli adulti? Anche i bambini possono soffrirne di tanto in tanto: generalmente si tratta di una cosa innocua, dovuta all’ostruzione meccanica delle vie aree superiori causata dall’ingrossamento di tonsille e adenoidi.

A volte, però, questi disturbi del sonno diventano un po’ troppo frequenti, tanto da minare la qualità del sonno dei più piccoli: in questi casi possono insorgere problemi come sonnolenza diurna, difficoltà di concentrazione, rallentamento della crescita e pipì a letto, ma pochi genitori ne sono consapevoli e si rivolgono tempestivamente al medico. Lo dimostra uno studio pubblicato su Journal of Laryngology and Otologydall’Università svedese di Goteborg.

I ricercatori hanno monitorato 1.300 bambini fino agli 11 anni di età, sottoponendo un questionario ai genitori per valutare la qualità del sonno e la frequenza di russamento e apnee notturne.

Dai risultati è emerso che il 5% dei bambini manifestava problemi respiratori nel sonno più volte alla settimana e, di questi, ben il 70% non ne aveva mai parlato con il medico.

«Un russamento persistente può causare un calo della qualità di vita, soprattutto nei bambini che soffrono di apnee notturne», spiegano i ricercatori. «Lo studio dimostra che c’è una scarsa consapevolezza degli effetti negativi che questi disturbi possono avere sulla salute dei bambini e molto spesso – aggiungono gli esperti – i genitori non pensano neppure che questo problema vada approfondito».

 

Fonte: ok-salute.it

Il russamento e le apnee notturne: due disturbi da non sottovalutare

Il vostro compagno russa e siete stanche di passare notti insonni? In questo caso, è bene trovare una soluzione e ricordare che il russamento e le apnee notturne sono disturbi che non devono essere sottovalutati dai pazienti.

Il russamento è un fenomeno acustico generato da un problema respiratorio, che può essere originato dalla vibrazione delle strutture morbide orofaringee, che provocano un ostacolo al passaggio dell’aria, attraverso le vie respiratorie superiori. Gli uomini sono i soggetti più colpiti rispetto alle donne; la frequenza del russare è legata anche all’età e al peso.

Diversi studi sull’argomento hanno consentito di classificare il russamento, proponendo una distinzione tra quello semplice, benigno, e quello patologico, associato non a un evento sporadico, ma a un disturbo respiratorio del sonno. Inoltre, il russare si può manifestare in modo ciclico e variabile o continuo, quando il rumore è di uguale intensità. In alcuni casi, ahimè, si può arrivare fino a 85 decibel, con intervalli silenziosi che spesso sono causati dalle apnee notturne.

Assieme al dr. Francesco Fanfulla, specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio e Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina del Sonno della Fondazione Salvatore Maugeri, entriamo nel vivo del disturbo, cercando di capirne le cause e i rischi.

 

Che cosè il russamento? Colpisce principalmente gli uomini o anche le donne?

Il russamento è un fenomeno molto comune; ciascun individuo lo sperimenta nel corso della vita. È un fenomeno abituale (quasi tutte le notti per lunghi periodi) in circa il 40% degli uomini e per il 25% delle donne. Il russamento è un rumore associato alla respirazione ed è causato dalla vibrazione dei tessuti molli delle prime vie aeree (in genere il palato molle e l’ugola).

Le vie aeree superiori durante il sonno tendono normalmente a rilassarsi e a restringersi leggermente. Nulla di cui preoccuparsi, è una condizione fisiologica. Tuttavia, quando questi fenomeni si accentuano si determina un aumento delle resistenze delle prime vie aeree. L’organismo reagisce aumentando la forza con cui si respira (aumento la pressione negativa che spinge l’aria verso i polmoni) e la velocità del respiro: queste condizioni producono le vibrazioni dei tessuti molli delle prime vie aeree. Il russamento presuppone quindi il mantenimento della pervietà delle vie aeree (deve esserci un flusso di area per poter far vibrare i tessuti). L’intensità è variabile: appena percettibile sino a un rumore fragoroso e costante avvertibile dalle camere vicine. Chi non ha mai avuto un vicino di camera in hotel che russava in modo spaventoso?

 

Quali sono i meccanismi che producono il russamento?

Il russamento può essere un evento transitorio oppure presente per buona parte delle notti. Si definisce persistente quando è presente la maggior parte delle notti per almeno 6 mesi. Abbiamo detto che è causato da un aumento delle resistenze delle vie aeree al passaggio dell’aria. Queste possono aumentare per fenomeni acuti e transitori, come nel raffreddore comune, infiammazioni delle prime vie aeree (ad esempio faringo-tonsillite), stanchezza, oppure per condizioni croniche.

Ci sono quindi condizioni croniche che ne favoriscono l’insorgenza:

  • Obesità, specie in presenza di grasso intorno al collo. In generale, una circonferenza del collo superiore a 43 cm nei maschi o 40-41 cm nella donna si associa all’aumento del rischio di russamento persistente.
  • Riniti croniche di varia natura (allergiche, vaso motorie), condizioni che determinano un riduzione del calibro delle vie nasali (deviazione del setto nasale, ipertrofia dei turbinati) o del rino-faringe (ipertrofia adenoidea).
  • Flogosi cronica dell’oro-faringe con aumento del volume delle tonsille o del laringe.
  • Assunzione di bevande alcoliche nelle ore serali (l’alcool accentua il rilassamento delle prime vie aeree).
  • Assunzione di farmaci sedativi e alcuni tipi di anti-depressivi.
  • Abitudine al fumo di tabacco, specie nelle ore serali (determina infiammazione delle vie aeree superiori).
  • Presenza di un palato molle e/o di una ugola molto allungati.

 

Il russamento: ci sono rischi?

Il russamento è stato considerato per lunghi anni come un rumore molesto, una condizione talvolta imbarazzante oppure oggetto di motti di scherno. Le ricerche hanno però dimostrato diversi effetti negativi. Il russamento tende a peggiorare nel corso del tempo, se non viene specificatamente trattato o non vengono rimosse o controllate le cause che ne hanno favorito l’insorgenza.

Peraltro, il russamento può causare un danno diretto sui muscoli delle prime vie aeree, accentuandone la loro minore efficienza durante il sonno.
Il russamento, specie se particolarmente intenso e duraturo nel tempo, si associa a diversi effetti negativi. Diversi studi hanno dimostrato un aumento della pressione arteriosa nei pazienti con russamento cronico, un aumento della cefalea diurna o una riduzione della performance diurna. Spesso, però, i soggetti russatori “semplici” riferiscono un sonno tranquillo e ristoratore.

Il dato più importante e che deve far considerare il russamento un campanello di allarme è la sua associazione con l’apnea ostruttiva del sonno. Taluni ricercatori considerano il russamento come la prima fase di un processo che, in un periodo di tempo variabile, culminerà con la comparsa di episodi di ostruzione delle prime vie aeree ben più marcate. Infine, dato di estrema importanza, il russamento cronico, specie se pesante, influenza negativamente la qualità del sonno e la salute del partner di letto. Vi sono ripetute e consolidate evidenza scientifiche di un’alterazione della qualità e quantità del sonno, dell’aumentato rischio di ipertensione, di riduzione della capacità uditiva dell’orecchio più prossimo al russatore nonché una riduzione globale della qualità di vita.

 

Cosa fare in questi casi?

La prima considerazione che ciascuno di noi deve fare (in genere serenamente con il proprio partner, se presente) è una valutazione dell’intensità e della frequenza del russamento. Condizioni lievi e transitorie non devono preoccupare. Al contrario, in presenza di russamento persistente il consiglio è quello di rivolgersi al proprio medico di fiducia che dovrà ricercare la presenza di segni e sintomi sentinella per le complicazioni o la presenza di disturbi del sonno e la presenza dei fattori di rischio.

 

Esistono terapie specifiche?

Ovviamente, sì e sono sempre personalizzate. Possiamo suddividerle in due categorie fondamentali:

  • Terapia delle condizioni che hanno favorito l’insorgenza del russamento. Tra queste ricordiamo la rinite vaso-motoria o quella allergica; in questi casi l’ostruzione nasale è ben controllata con farmaci specifici (anti-istaminici o steroidi inalatori).
  • Terapia specifica per il russamento. In questo caso, si possono utilizzare alcuni devices, quali dilatatori delle narici, il cerotto nasale, le valvole espiratorie oppure l’applicazione di una protesi endo-orale. Terapia con steroidi inalatori o lubrificanti nasali hanno dato buoni risultati. Inoltre, è altamente consigliabile, nei casi in cui il russamento compare esclusivamente (o quasi) durante il decubito supino, ricorrere alla terapia posizionale. Questa terapia impedisce al paziente i decubito supino attraverso dispositivi fisici (appositi cuscini, protesi o semplicemente palline da tennis) o elettronici (sensori indossati dal paziente che vibrano quando questo si dispone in posizione supina).
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Fonte: Pazienti.it

Dr. Francesco Fanfulla, specialista in Malattie dell’apparato Respiratorio e Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina del Sonno della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia.

 

Esplora il significato del termine: Che cosa sono il russamento e le apnee notturne e quali sono i rischi connessi? Che cosa sono il russamento e le apnee notturne e quali sono i rischi connessi

Chi russa sonoramente rischia di mettere in serio pericolo la propria salute.

E non solo perché chi gli dorme accanto sarebbe disposto a qualunque cosa pur di farlo smettere.

Il russamento, soprattutto se continuo nel tempo, è infatti spesso accompagnato da apnee, episodi ripetuti di ostruzione delle vie respiratorie superiori, che possono avere diverse ricadute sull’organismo e non vanno mai sottovalutate.

Leggi ancora: Corriere della sera Medicina

Patente di guida, stop a chi soffre di apnee notturne

Le apnee notturne causa di molti incidenti

La direttiva europea n. 2014/85/UE che verrà recepita in Italia dall’1 gennaio 2016 tramite un decreto legge che prevede una specifica normativa riguardante laSindrome delle Apnee Ostruttive in Sonno (nota come Osas-Obstructive Sleep Apnea Syndrome). Infatti di recente sono stati pubblicati studi e ricerche che confermano come tale sindrome sia uno dei principali fattori che causano incidenti automobilistici.

Ma prima della normativa europea, laIII Sezione del Tar del Lazio-Roma, con la sentenza n° 7535 del 05.09.2012 ha stabilito che «l'autorità ha diritto di disporre la revisione della patente e, in particolare, la verifica della sussistenza del requisiti psichici e fisicidi chi guida e soffre di apnee notturne, la subdola sindrome alla base anche dei colpi di sonno al volante».

Sarebbero almeno 2 milioni gli italiani (il 95% dei quali non lo sa) che sono affetti dall’Osas. Si tratta di un frequente disturbo respiratorio notturno caratterizzato dalla presenza durante il sonno di ripetute ostruzioni temporanee del flusso d'aria (apnee) in grado di determinare sonnolenza diurna e disfunzione cardiopolmonare.
Quando si guida, mentre alcol e stupefacenti si possono facilmente individuare, le apnee non possono essere identificate sul momento ma solo con accertamenti medici, anche se semplici come appunto la polisonnografia, che si devono effettuare in ambulatorio o in ospedale.

Fin qui gli interventi di legge. E’ di questi giorni la notizia che ungruppo di ricercatori italiani ha pubblicato una ricerca, sulla prestigiosa rivista scientifica inglese Chronic Respiratory Disease, nel quale la prima volta al mondo viene individuata, tra tutti gli incidenti stradali documentati, la percentuale di quelli attribuibili ai guidatori affetti dalla sindrome.
I ricercatori sono Sergio Garbarino (Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili - Università di Genova), Antonio Sanna (Unità di Pneumologia Ospedale San Jacopo - Pistoia), ed Alessio Pitidis, Marco Giustini e Franco Taggi del Dipartimento Ambiente e Traumi dell’Istituto Superiore della Sanità Ministero della Salute.

La metodologia utilizzata ha permesso di quantificare con un valore pari al 7% del totale gli incidenti causati dai guidatori affetti da Osas. Da ciò deriva il calcolo del numero di morti ed infortuni evitabili e quello dei costi sanitari, in particolare quelli dovuti ad infortunio. Nell’anno 2014 gli incidenti stradali in Italia sono stati 248.000 con 3.300 morti e 174.000 feriti. Applicando a questi dati i risultati dell’analisi statistica condotta dai ricercatori italiani sarebbero 7.360 gli incidenti stradali, causa di 231 morti e 12.180 feriti provocati da autisti con Osas.

Il modello statistico che ha permesso di ottenere il dato del 7% èestremamente sofisticato ed è basato sul Paf (population attributable fraction).
Il risultato della ricerca permette dunque di quantificare il guadagno, in termini di salute ed economico (pari a circa 1 miliardo e mezzo di euro), che si potrebbe ottenere con progetti sanitari che abbiano come obiettivo la diagnosi precoce dell’Osas ed un’ottimale aderenza al trattamento prescritto.

«Infatti l’Osas è una malattia curabile da cui si può guarire – ha dichiarato Sergio Garbarino –. La prevenzione e il trattamento precoce sono l’arma vincente che permette di migliorare la salute e la sicurezza dei cittadini spesso inconsapevoli di questa diffusissima malattia, permettendo inoltre di ridurre gli enormi costi socio-economici tali da incidere perfino sul nostro Pil. I dati del nostro studio permettono finalmente di avere una esatta a dimensione del problema su cui costruire un’adeguata e concreta strategia preventiva».

 

Fonte: Automania.it

‘Osas’, quando le apnee notturne rovinano il sonno (e la vita)

Mentre dormiamo il naso e la faringe  tendono a chiudersi e si inizia a russare. In alcuni casi la chiusura può essere completa e portare alla comparsa di apnee con successivi tentativi di risveglio improvviso come conseguenza dello sforzo respiratorio. Stiamo parlando dell‘Osas, lasindrome delle apnee ostruttive nel sonno: una malattia cronicasecondo i criteri stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità, che si manifesta con sonnolenza diurna e  innalzamento del rischio dell’insorgenza di cardiopatie, problemi cerebrovascolari, ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo e deficit delle funzioni cognitive. Un quadro che facilmente porta a un peggioramento della vita sociale e lavorativa, e che sembra rivestire un ruolo importante come causa o concausa degli incidenti stradali mortali in Italia (circa il 20%).

 

UN TAVOLO PER GESTIRE LA SINDROME SUL TERRITORIO – Di questa patologia si è occupato un Gruppo di lavoro interdisciplinare di esperti, istituito presso il ministero della Salute nel novembre del 2014. I lavori sono terminati lo scorso luglio e per la pubblicazione del documento ufficiale si attende solo il completamento dell’iter burocratico. Nel documento si prendono  in considerazione “le forti ricadute dal punto di vista socio-sanitario di una patologia ancora poco diagnosticata e che richiede la creazione di una rete territoriale con l’obiettivo di rendere possibile un aumento dei pazienti diagnosticati e trattati”. A tracciare l’identikit dell’Osas è il professorMichele De Benedetto, primario emerito di Otorinolaringoiatria e coordinatore del tavolo tecnico intersocietario su ‘Sonnolenza e sicurezza alla guida’. Un gruppo di lavoro che “opera da tre anni con l’obiettivo primario di rendere possibili interventi mirati a ridurre i rischi nei trasporti, ma anche sul lavoro”, che raggruppa numerose Società scientifiche, rappresentanti  delle associazioni dei malati e riceve la collaborazione dei ministeri della Salute e dei Trasporti, nonchè di enti come Aci, Ania, rappresentanti della categoria degli autotrasportatori e di Assogas.

 

UNA PATOLOGIA SCONOSCIUTA ANCHE A MOLTI MEDICI – L’Osas, spiega De Benedetto all’agenzia Dire, “di per sè è una patologia facile da diagnosticare ma purtroppo ancora oggi è poco conosciuta e la presenza di vari sintomi non fa pensare immediatamente a una malattia specifica. La sintomatologia infatti è complessa e rende necessario un approccio interdisciplinare per arrivare a una diagnosi corretta. In realtà l’Osas non fa parte del bagaglio culturale dei vari specialisti e non trova uno spazio ben codificato d’insegnamento nelle scuole di specializzazione delle varie Società scientifiche, che invece hanno un ruolo importante nella gestione dell’Osas. Si è cercato di rimediare a questa lacuna con con corsi di perfezionamento e approfondimento nelle singole specilità”. Obiettivo per il futuro, quindi, “è l’istituzione di un  corso autonomo interdisciplinare post-laurea essendo fortissimo l’interesse per questa patologia da parte di numerose specialità”.

 

COLPITI PIU’ GLI UOMINI DELLE DONNE, ATTENZIONE A FUMO E CHILI DI TROPPO – La patologia è davvero trasversale. Uno degli ultimi studi epidemiologici, datato febbraio 2015, evidenza una prevalenza della malattia fino al 40% negli uomini e al 25% nelle donne, con la differenza che in queste ultime si evidenzia subito dopo la menopausa. Storicamente le alterazioni anatomiche delle prime vie aeree e le deformità cranio-facciali sono stati considerati i più importanti fattori di rischio e a questi si associano l’obesità, la sindrome metabolica e l’età come ulteriori fattori causa dell’aggravamento dell’Osas. Considerato che la sonnolenza diurna è il più tipico sintomo della patologia, è facile immaginare le ripercussioni della mancata diagnosi e del mancato trattamento, sia in termini di incidenti sulla strada e sul lavoro, ma anche per le ripercussioni in ambito sanitario in rapporto all’elevato numero di coomorbidità correlate con l’Osas.

COME SI GUARISCE – Il trattamento della sindrome varia da caso a caso. “Finora il gold-standard terapeutico è stata la terapia con Cpap- aggiunge De Benedetto- una terapia ventilatoria che consiste nel dormire con una maschera sul volto capace di emettere aria a una pressione maggiore e tale da vincere l’ostruzione respiratoria. Una terapia che se ben fatta dà ottimi risultati ma non sempre trova la collaborazione dei pazienti”. Oggi è possibile ricorrere, in pazienti ben selezionati, a terapie alternative di tipo chirurgico sui tessuti molli delle vie aeree superiori, oppure che ricadono nel campo della chirurgia maxillo-facciale o, ancora, interventi in ambito odontoiatrico con il ricorso ad apparecchi che servono a portare avanti la lingua e la mandibola per aumentare lo spazio respiratorio. In aggiunta ci sono altre terapie di supporto perché si cerca di personalizzare il più possibile la terapia, a seconda delle caratteristiche del paziente.

 

CAPIRE L’OSAS, CE LO CHIEDE L’EUROPA – Ad accendere i riflettori sull’Osas indubbiamente ha contribuito una direttiva europea emanata nel luglio 2014, in cui per la prima volta l’Osas è stata considerata quale fattore di rischio primario per incidenti nei trasporti. Per questo tutti gli Stati membri sono stati invitati a mettere in atto tutte le strategie necessarie  per poter individuare e diagnosticare a partire dal 2016 i pazienti Osas in possesso di patente di guida, con speciale attenzione per i trasporti pesanti e per quelli pubblici. Anche l’Italia ha fatto propria la direttiva e si attendono a breve le indicazioni emanate dai ministeri della Salute e dei Trasporti. Secondo De Benedetto è “un bene che la direttiva europea abbia acceso un faro su questa patologia: non sarà facile dare subito risposte adeguate in tempi brevi, ma è importante che si prenda atto del problema, ognuno per quanto di sua competenza e si cerchi di operare nel modo più adeguato possibile”.

 

Fonte Dire.it

Malattie del sonno, patente a rischio per chi soffre di apnee. Entro fine anno i test

Il 5% degli europei soffre di "sindrome da apnea ostruttiva del sonno", una malattia che aumenterebbe di due o tre volte il rischio di essere coinvolti in incidenti. Per questo l'Osas è stata inserita fra le malattie che vanno individuate in fase di rilascio e rinnovo della patente: il ministero della Sanità sta lavorando alle procedure di individuazione della sindrome.

 

Chi soffre di apnee notturne ha da due a tre volte la probabilità di essere coinvolto in un incidente stradale rispetto a chi sta bene. Lo ha stabilito l’Unione Europea, che nel 2013 ha deciso di aggiungere la “sindrome da apnea ostruttiva del sonno” (Osas, Obstructive sleep apnoea syndrome) fra le malattie che possono causare rischi alla guida: metterebbe il guidatore più in pericolo dei disturbi cardiovascolari, del diabete, dei disordini mentali e persino dell’alcolismo. Per questo l’Europa ha imposto agli Stati membri (con la direttiva 2014/85/UE) di adeguare i regolamenti per il conseguimento e il rinnovo della patente di guida entro il 31 dicembre 2015. Nei casi più gravi, a chi soffre di Osas potrebbe essere negato il rilascio del documento.

 

Il lavoro del ministero della Salute italiano procede nei tempi previsti, ha detto a Ilfattoquotidiano.it un portavoce: “Il tavolo di lavoro interministeriale composto da esperti del ministero della Salute e dei Trasporti (…) ragionevolmente sarà in grado di terminare la bozza entro il mese di settembre, per cui si prevede che potranno essere rispettati i termini di recepimento della direttiva”, ossia la fine dell’anno. Fra i compiti del gruppo di lavoro c’è l’individuazione delle procedure che i medici monocratici o le commissioni mediche locali (a seconda del tipo di patente) dovranno seguire per valutare l’idoneità alla guida di chi soffre di Osas e delle persone in cui si sospetti questa patologia: le procedure dovrebbero essere definite “in contemporanea con il provvedimento di recepimento della direttiva o in periodo immediatamente successivo”.

Per ora, non si conoscono i dettagli. Il ministero della Sanità fa solo sapere gli accertamenti riguarderanno sia chi chiede il rilascio della patente sia chi ne chiede il rinnovo, e che saranno differenziati a seconda del livello di rischio. Nei casi a basso rischio, “la certificazione di idoneità alla guida potrà essere rilasciata dal medico monocratico, senza ulteriori accertamenti oltre alla stessa visita medica”, mentre nei casi più gravi “comporterà necessariamente l’invio in commissione medica, approfondimenti specialistici ed eventualmente l’adozione di prescrizioni o limitazioni di guida”.

 

Ma che cos’è esattamente l’Osas? È una malattia caratterizzata da interruzioni involontarie del respiro durante il sonno, di almeno 10 secondi e almeno 5 volte l’ora, dovute alla perdita di tono dei muscoli che tengono aperte le vie respiratorie superiori. L’apnea causa un abbassamento della saturazione dell’ossigeno nel sangue, e di conseguenza dei tessuti. “Centinaia di apnee a notte, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, portano a conseguenze cliniche fra cui ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, sonnolenza diurna e deficit cognitivi e di memoria”, dice il report del gruppo di lavoro di Bruxelles. “A lungo termine, questo porta a infarti e morte prematura”. Soffrirebbe di sindrome da apnea ostruttiva del sonno circa il 5% della popolazione adulta europea, l’1% se si considera “l’Osas grave”. I sintomi che permettono di accorgersi di questa malattia, oltre alle interruzioni involontarie della respirazione, sono una forte tendenza a russare, stanchezza e sonnolenza nelle ore diurne.

 

Fonte ilfattoquotidiano.it

Patente di guida, test per chi soffre di disturbi del sonno: entro settembre la bozza

Il Ministero della Salute al lavoro per individuare e definire le procedure che i medici e le commissioni dovranno seguire per valutare l’idoneità alla guida di chi soffre di apnee ostruttive notturne. La prima bozza dei test attesa entro fine mese.

Chi soffre di apnee notturne rischia fino a tre volte in più di essere coinvolto in un incidente. Con questi presupposti, l’Unione Europea con direttiva 2014/85/Ue ha imposto agli Stati membri di adeguare i regolamenti per il conseguimento della patente di guida, entro l’anno, varando norme che obblighino i conducenti di auto, moto, furgoni e camion a sottoporsi all’esame della qualità del sonno, quanto c’è sospetto di patologia. Fra le malattie del sonno che possono causare rischi alla guida, la sindrome da apnee ostruttive del sonno, nota anche come Osas, Obstructive sleep apnoea syndrome, esporrebbe i conducenti a una condizione di pericolo maggiore alla guida, rispetto anche ad altri disturbi come quelli cardiovascolari, piuttosto che diabete, disordini neurologici o anche l’alcolismo. A soffrirne circa il 5% della popolazione adulta europea, l’1% se si considera l’Osas grave.

Per individuare e definire le procedure per la valutazione della malattia per l’inserimento legislativo nel Codice della Strada, al lavoro due commissioni di esperti del Ministero della Salute e dei Trasporti. La bozza della commissione del Ministero della Sanità è attesa entro fine mese, per cui dovrebbero essere rispettati i tempi previsti per il recepimento della direttiva.

Non noti altri dettagli in merito ai test e alle procedure che i medici o le commissioni mediche dovranno eseguire per valutare l’idoneità alla guida di chi soffre di sindrome da apnee ostruttive del sonno, che, si ricorda, è caratterizzata da interruzioni involontarie del respiro di almeno 10 secondi e almeno 5 volte l’ora, che portano a conseguenze cliniche come ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, sonnolenza diurna e deficit cognitivi e di memoria, esponendo i soggetti a un maggior rischio di infarto e morte prematura. Di seguito le norme e le regole che disciplinano il rilascio della patente B.

Fonte motori.fanpage.it

Sicurezza Stradale: Patenti di guida a rischio per chi ha disturbi del sonno

In pochi sono informati che da qualche mese nel nostro Paese sono in corso incontri serrati tra istituzioni locali e centrali, medici e associazioni di categoria per definire metodi e norme attuative da adottare per recepire, entro il 31 dicembre 2015, la direttiva europea n. 2014/85/UE che rivoluzionerà il mondo dei trasporti di tutti gli Stati membri.

La normativa in questione- denominata normativa europea su “OSAS – sonnolenza diurna e idoneità alla guida” –, una volta recepita  dallo Stato Italiano, renderà obbligatori gli interventi diagnostici, terapeutici e di follow-up richiesti per il conseguimento dell’idoneità psico-fisica alla guida per tutti i conducenti di veicoli a motore con sospetta OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno). Una direttiva che mira, quindi, a migliorare considerevolmente la sicurezza stradale. Il vero problema è rappresentato dal fatto che gli Stati membri hanno l’obbligo di  conciliare gli obiettivi della direttiva con le modalità di rilascio delle patenti, con il rischio concreto di determinare gravi disservizi nei trasporti pubblici e privati, con ovvie ripercussioni sull’economia reale. Ma cosa è esattamente l’OSAS? L’OSAS è una malattia respiratoria del sonno causata da ricorrenti episodi di ostruzione completa o parziale delle alte vie respiratorie (rino-orofaringe). Tali episodi determinano frammentazione del sonno a cu i consegue una sonnolenza diurna inappropriata. L’OSAS, in sostanza, è determinata da crisi di soffocamento durante il sonno non percepiti dal soggetto.  Poco si parla di questa malattia che è facilmente diagnosticabile e curabile e che ha una prevalenza ed un impatto socio-sanitario simile al diabete, con importanti risvolti medico legali e assicurativi. “Pensate che circa il 22% degli incidenti stradali in Italia”- dichiara il Prof. Sergio Garbarino neurologo e rappresentante per l’Italia della Commissione Europea di esperti preposta ad approfondire il tema – “è causata da problemi di sonnolenza diurna alla guida, prevalentemente originati d all’OSAS; quest’ultima determina un costo di circa di 1 miliardo di euro l’anno (tra costi diretti ed indiretti) per l’intera comunità…” ”Stiamo parlando di numeri altissimi” – aggiunge la Dottoressa Loreta Di Michele, pneumologo esperto in disturbi del sonno, direttore scientifico del Convegno RomaSonno assieme al Prof. Garbarino – “se solo pensiamo al fatto che sono circa 4.400.000 i soggetti affetti da apnee notturne di cui oltre2.000.000 quelli in cui la malattia si presenta con sonnolenza diurna. E’ importante sottolineare che la patologia si manifesta nella fascia di età maggiormente produttiva ed interessa soprattutto il sesso maschile. Lo scandalo è che quasi nessuno ne parla!” Tradotto in cifre, in base alle ultime statistiche Istat, si tratta di 40.000 sinistri in Italia e circa 240.000 in tutta l’Unione Europea. Un vero e proprio bollettino di guerra, poiché frequentemente questi incidenti sono gravi con esiti talora fatali.

Medici specialisti ed esperti la definiscono una “epidemia silente” dagli effetti poco conosciuti, considerando che l’OSAS non è una malattia causa solo di eccessiva sonnolenza, ma rappresenta anche un fattore di rischio e spesso associata alle principali patologie del mondo occidentale, come obesità, infarto del miocardio, ictus, fibrillazione atriale, sindrome metabolica, disturbi cognitivi e lo stesso diabete. Principali cause di mortalità della nostra società. Le implicazioni sul rilascio/rinnovo della patente di guida, quindi, dovranno essere adeguatamente valutate nel corso della visita di idoneità alla guida a partire dalla ricerca dei principali sintomi e delle più frequenti patologie associate all’OSAS. Ad oggi però non esiste un protocollo medico unico in Europa per la valutazione della malattia.

E’ proprio per questi motivi che il Ministero della Salute si è attivato per la prima volta con ben due commissioni tecniche di esperti con il coinvolgimento del Ministero dei Trasporti per l’inserimento legislativo, specificamente dedicato, nel codice della strada dopo l’approvazione delle Istituzioni.

Cervello in pericolo con le apnee notturne

Depressione ed incontinenza per chi soffre di apnee notturne: ecco perché.

I pericoli per la salute derivanti dalle apnee notturne sono noti: quanto si conosce attualmente è solo una minima parte degli enormi danni che la mancanza di respiro durante il sonno può comportare.

L’Università di Denver, negli Stati Uniti, ha recentemente scoperto una correlazione tra apnee notturne e depressione. La conferma arriva dall’analisi di 1800 volontari, seguiti per cinque anni: al termine di questo periodo, si è visto che chi ha sofferto di apnee notturne è incorso nella depressione quattro volte di più rispetto a chi non soffre del problema.

Se non bastasse, si è visto che, a causa della mancanza di ossigeno durante le ore di riposo, ne fanno le spese il cuore, con una maggiore insorgenza di infarto ed ictus, e, le vie urinarie, con un aumento della produzione notturna di urina, con conseguente aumento dello stimolo ad urinare e, in generale, una peggiore qualità del sonno che aggrava un quadro clinico già compromesso di per se!

Patente a rischio per chi ha disturbi del sonno

Una direttiva europea che l'Italia e tutti gli Stati membri dovrebbero recepire entro il 31 dicembre 2015 potrebbe impedire a chi soffre di patologie legate al sonno di rinnovare o ottenere la patente di guida. Si tratta della direttiva 2014/85/UE del 1 luglio 2014, che renderà obbligatori diagnosi, terapia e monitoraggio per chi soffre di "Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno". 

La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno, in sigla "OSAS", è causata da ricorrenti episodi di ostruzione completa o parziale delle alte vie respiratorie. Tali interruzioni disturbano il sonno, provocando una sonnolenza che si prolunga per il resto della giornata.

«Circa il 22% degli incidenti stradali in Italia – ha dichiarato il Prof. Sergio Garbarino, neurologo e rappresentante per l’Italia della Commissione Europea di esperti preposta ad approfondire il tema - è causata da problemi di sonnolenza diurna alla guida, prevalentemente originati dall’OSAS».

Sebbene sia una patologia poco conosciuta e ancor meno curata, l'OSAS ha infatti un impatto sociale altissimo: sono circa 4.400.000 i soggetti affetti da apnee notturne, di cui oltre 2.000.000 quelli in cui la malattia comporta sonnolenza diurna, soprattutto maschi in età adulta. In base alle ultime statistiche Istat, la conseguenza sono 40.000 sinistri in Italia e circa 240.000 in tutta l’Unione Europea.

Russare danneggia la memoria?

Poche abitudini sono fastidiose come il russare (se abbiamo un partner lo sa bene!), ma i problemi non riguardano solo la nostra metà. Secondo alcuni ricercatori americani, infatti, a risentirne sarebbero in primis le nostre funzioni cerebrali.

L’atto del russare causa a tutto il nostro corpo di intraprendere un’attività molto più intensa di quanto immaginiamo, e questo sforzo, a lungo andare, potrebbe avere un impatto negativo sulla nostra memoria. In particolare, chi è affetto dalla cosiddetta sindrome da apnea notturna rischia di incappare in un declino psicologico circa 10 anni prima di chi invece non ne è colpito. Questa sindrome non è altro che una disfunzione respiratoria che avviene per l’appunto durante il sonno, ma oltre a causare una sensazione di eccessiva stanchezza durante il giorno, può avere gravi conseguenze anche sulla nostra salute mentale.
Come campione di ricerca sono stati osservati oltre 2.400 individui di un’età compresa tra i 55 e i 90 anni. Dopo l’accurata analisi di una documentazione relativa a numerosi casi clinici, i ricercatori hanno scoperto che le persone con problemi di respirazione durante il sonno attraversano un declino delle funzioni cognitive verso i 77 anni. Tra le malattie più temute, l’Alzheimer e la demenza senile.
«L’età in cui si è osservato un disturbo cognitivo per gli individui sottoposti a trattamenti di cura per problemi respiratori era praticamente identica a quella delle persone che non hanno mai sofferto di tali problemi», ha spiegato dottor Ricardo Osorio, della Università di New York.
Gli scienziati sottolineano l’importanza di prevenire questi disturbi cognitivi attraverso dei trattamenti mirati a risolvere questi problemi di respirazione, per esempio con delle apposite maschere, solitamente prescritte dagli specialisti per curare la sindrome da apnea notturna.
«Il numero degli individui che russa la notte è molto alto, e per questo siamo così entusiasti di questa ricerca. Ora dobbiamo continuare ad esaminare gli effetti di questi trattamenti e la loro efficacia nel prevenire o ritardare la perdita di memoria e la capacità di ragionamento».
I risultati della ricerca sono stati pubblicati nella rivista scientifica Neurology.
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Russare logora chi ascolta e chi lo fa

Spesso vivere accanto ad una persona che russa può rappresentare un ostacolo ad un sonno profondo e ristoratore. Addirittura una scoperta effettuata da un gruppo di ricercatori londinesi dell’University College e dell’Imperial College e resa nota dal “Daily Mail” ha dimostrato che oltre al rischio di perdere sonno, le persone che dormono accanto a qualcuno che russa corrono infatti il rischio di andare incontro a patologie cardiovascolari renali e neurologiche.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “European Hearth Journal” ha dimostrato che il rumore emesso da un “russatore” in fatto di decibel può essere equiparato a quello di un aereo o un treno che passa vicino casa.

Lo stress acustico accumulato può generare un aumento della pressione sanguigna, con conseguenze che nei casi estremi, di infarto, blocco renale o demenza, posso avere esiti letali. Anche l’apnea notturna di chi russa può generare sonnolenza cronica con la conseguenza di una cattiva ossigenazione del sangue.

Il soggetto che russa tecnicamente viene definito “roncopatico”. Il russare è un atto causato dal restringimento delle cavità nasali che induce meccanicamente il soggetto a respirare attraverso la bocca.

Nella respirazione nasale l’aria passa attraverso un percorso che è posteriore al cosiddetto istmo delle fauci, il restringimento tonsillo palatale. Infatti, dalle narici, il flusso dell’aria attraversa la rinofaringe, l’orofaringe e poi l’ipofaringe, non coinvolgendo mai la parte orale. Il flusso dell’aria ostacolato da una condizione di riduzione del diametro delle normali vie respiratoria, entra a velocità maggiore, provocando un aumento della pressione negativa inspiratoria. Tale velocità genera la vibrazione del palato e delle strutture vibratili e la conseguente generazione di rumori molesti.

SONNO E SESSO, CHI PIÙ DORME È PIÙ REATTIVO SOTTO LE COPERTE

VERSILIA. Puntata numero 80 per DA UOMO A UOMO, la rubrica di Versiliatoday dedicata alla sessuologia, all’andrologia e all’urologia, curata dal dottor Luca Lunardini. Dopo le puntate incentrate sul legame tra lunghezza mani, lunghezza piedi, e lunghezza pene, questa volta il dottor Lunardini si concentra sul legame tra sonno e buon sesso.

L’attento lettore di da Uomo a uomo è oramai un esperto dell’argomento e ben sa come la disfunzione erettile, anche conosciuta come impotenza, sia sovente il risultato di una malattia, di lesioni o di effetti collaterali dei farmaci. E siccome l’erezione ha una base sostanzialmente vascolare, qualsiasi disturbo che colpisca la normale circolazione del sangue nel pene diviene una potenziale causa di disfunzione erettile. I numeri sono imponenti parlando di un 135 di tutti i maschietti, per arrivare a quote di ben il 25% per i 65enni.

Ebbene, recenti studi, prevalentemente americani, avrebbero svelato un’altra possibile causa di impotenza: IL CATTIVO SONNO O LA SUA MANCANZA, CAUSANDO DISTURBI A LIVELLO FISICO E PSICHICO, FAVORIREBBERO LAI DISFUNZIONE ERETTILE e (tanto per non farci mancare nulla!) l’incontinenza urinaria

Gli scienziati hanno scoperto che gli uomini con diminuite o assenti erezioni notturne hanno più difficoltà a fare sesso. E siccome rispetto a trenta anni fa in Occidente si dorme mediamente addirittura due ore di meno e nel nostro Paese il 30% della popolazione soffre di qualche forma di insonnia la cosa non è incoraggiante!

Rapporto tra sonno e sesso

Non solo, ma i ricercatori hanno anche valutato la relazione tra l’apnea ostruttiva del sonno e la disfunzione erettile. L’apnea notturna non è altro che un disturbo, abbastanza frequente soprattutto negli obesi, che si presenta durante il sonno e che comporta brevi interruzioni del respiro anche di alcuni secondi. Si è scoperto che gli uomini con disfunzione erettile avevano più del doppio di probabilità di essere vittime dell’apnea del sonno rispetto a quelli senza disfunzione erettile. E più grave era la disfunzione erettile, maggiore era la probabilità di soffrire di apnee notturne.

Per non farci mancar nulla un altro studio, sempre americano, avrebbe svelato come i problemi del sonno possono precedere determinate condizioni urologiche, come disturbi urinari, primi tra tutti la necessità di alzarsi durante le ore notturne per urinare e l’incontinenza urinaria! 

Certo è che la qualità e quantità del sonno, e il rispetto del ritmo sonno-veglia, sono custodi essenziali della nostra salute. Un cattivo sonno altera la produzione di melatonina ed i bioritmi endocrini ad essa associata, con conseguenze negative per tutto il corpo, sessualità compresa. Accade così che la mancanza di sonno (e lo stress correlato) riduca la libido sia maschile che femminile.

Mentre dormiamo, infatti, il corpo avvia una vera e propria manutenzione e riparazione di cellule e tessuti, compresi gli organi genitali. Nella cosiddetta fase Rem del sonno (contraddistinta da rapidi movimenti oculari), quella in cui si sogna, c’è un aumento del flusso sanguigno con maggiore apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti. Quando si riposa in modo adeguato si hanno quattro o cinque di cicli di fase Rem per notte, dormendo poco e male, invece, si rischia di saltare questa fase e i tessuti diventano carenti di ossigeno, con tutte le conseguenze che ne derivano anche sul piano della funzionalità sessuale.

Insomma stando ai dati delle ultime ricerche in materia sembrerebbe che Il rapporto tra sesso e sonno sia decisamente scambievole: chi dorme poco o male risulta nervoso e irritabile e non si appassionerebbe più di tanto al sesso, mentre un buon sonno ci renderebbe più… pronti!

Ma, diciamocelo, la notizia non è poi una così grande sorpresa. Tutti noi ben sappiamo come per addormentarci non ci sia camomilla o valeriana che valga quanto un buon, sano, vigoroso, appagante atto sessuale. Un piacevole legame tra il sonno e sesso che, (magari avendone tempo…) ci aiuterebbe anche la mattina ad affrontare la giornata rimanendo sereni, rilassati e concentrati. Insomma la correlazione tra sonno e sesso è evidente.

Fonte: versiliatoday.it

Russare inibisce la voglia di fare l’amore

Il Centro di Medicina del sonno della fondazione Maugeri di Pavia ha riscontrato una correlazione tra calo del desiderio e apnee ostruttive notturne

Il pesante ronfare che batte il ritmo delle ore notturne e turba il sonno del partner insofferente è un problema fastidioso e imbarazzante, non solo perché distoglie da un riposo continuato, ma anche perché col tempo diventa causa di disfunzioni all'apparato sessuale femminile.
I ricercatori del Centro di Medicina del sonno della fondazione Maugeri di Pavia, con uno studio pubblicato sulla rivista "Sleep Magazine", hanno approfondito il problema delle cosiddette apnee notturne, rilevando che il 5% delle donne fa fatica a respirare correttamente nel sonno (percentuale che sale quando si avvicina l'età per la manopausa) e che questo comporta un calo delle pulsioni erotiche.
Nello studio è stato esaminato un campione di quarantasei donne sessualmente attive in un'età compresa tra i quaranta e i cinquant'anni e tra queste quattordici sono risultate affette da apnee ostruttive del sonno, mentre dieci presentavano anche una problematica sessuale.
È emersa, pertanto, una stretta correlazione tra lo sviluppo dell'alterazione e il calo dell'ossigenazione causato dalle apnee notturne e più grave è risultata essere l'apnea, tanto maggiore è la possibilità di ricaduta nella sfera sessuale.

Curare le apnee del sonno riduce sintomi della depressione

Una nuova ricerca dimostra che curare le apnee notturne, aiuta a combattere il problema della depressione collegata a questo fin troppo comune disturbo del sonno

Curare le apnee notturne potrebbe aiutare ad alleviare i sintomi della depressione. A renderlo noto sarebbero stati i membri della University of Calgary (Canada), la cui ricerca è stata pubblicata sulle pagine della rivista PLOS Medicine, e dimostra che il trattamento dell'apnea ostruttiva del sonno con trattamenti come l'uso dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD) [...] può effettivamente portare a miglioramenti per quanto concerne i sintomi depressivi.

Gli autori dello studio hanno esaminato 22 ricerche precedenti nelle quali si indagava in merito agli effetti del trattamento con MAD o CPAP (dispositivo che insuffla aria per garantire la quantità fisiologica) su pazienti che soffrivano di apnea ostruttiva del sonno, condizione molto comune che aumenta il rischio di sviluppare anche problemi cardiaci e comporta una diminuzione della qualità della vita. Le ricerche in questione avevano inoltre esaminato l'eventuale stato depressivo dei pazienti, prima e dopo il trattamento.
Ebbene, dalle analisi i ricercatori hanno osservato che i trattamenti con dispositivi di avanzamento mandibolare o CPAP favoriscono un significativo miglioramento dei sintomi depressivi. In entrambi i casi i sintomi depressivi sarebbero effettivamente migliorati nei pazienti affetti da apnea ostruttiva del sonno.

"Soffre di insonnia un romano su cinque"

La ricerca del Santa Lucia: "E' la causa di un quarto degli incidenti stradali"

Un romano su cinque non riesce a dormire. Altri cinque su cento si svegliano con fame d'aria. Più rari, un migliaio sui 2 milioni 775mila residenti, soffrono di narcolessia: cadonoaddormentati. In tutti i casi insonnia, apnea ostruttiva e narcolessia gli effetti diurni sono nefasti: incidenti sul lavoro e nelle strade. "Un quarto di quelli gravi, anche mortali", spiegano i neurologi Maria Gabriella Buzzi e Pierluigi Innocenti, "è provocato dai disturbi del sonno".
Un'indagine dell'Istituto superiore di Sanità stima in quasi un milione di euro all'anno il costo degli incidenti stradali provocati dalla sonnolenza indotta dalle sole apnee notturne. "Si tratta degli ultimi dati disponibili: sono vecchi di dodici anni, perciò è ipotizzabile un incremento ulteriore", continuano Buzzi e Innocenti che, nel convegno "Sonno, percorsi clinici, farmacologici, psicologici e riabilitativi" (domani e dopodomani nel Centro congressi dell'Istituto per la riabilitazione neuromotoria Santa Lucia), intratterranno i loro colleghi sull'epidemiologia del sonno.
Apnea killer, insomma. Tanto che l'Unione europea prevede, entro il 2015, l'allineamento dell'Italia alle norme comunitarie per il rinnovo della patente con l'obbligatorietà dell'esclusione della sindrome dell'apnea notturna per chi guida un veicolo a motore.
I disturbi del sonno, nella gran parte dei casi, "il 92 per cento", non vengono diagnosticati né curati. Anzi, al danno si aggiunge danno: "L'insonnia" aggiungono Buzzi e Innocenti "senza cure sanitarie, induce tanti a ricorrere a vino e superalcolici che favoriscono l'addormentamento ma causano risvegli notturni e abbassano la qualità del sonno". "Un'altra buona parte, il 29 per cento degli insonni", continuano i due neurologi, "utilizzano sostanze off label, forse innocue, ma inutili nel trattamento dell'insonnia: valeriana, camomilla, erbe medicinali". "E solo l'8 per cento degli insonni cronici è seguito da un medico". Ma i dati epidemiologici e le conseguenze dell'insonnia non sembrano allarmare i managers del Servizio sanitario. In Italia, del milione e 600mila colpiti dalla sindrome dell'apnea ostruttiva, sono sotto trattamento solo 50mila. E sono davvero pochi i centri contro la patologia: uno ogni 10mila pazienti. Anche se l'insonnia, quando non viene trattata, è causa di altre patologie, dall'ipertensione al diabete, dall'obesità all'ansia, alla depressione.

da "repubblica.it" di CARLO PICOZZA 2/10/14

Apnee notturne: dagli Usa un pacemaker per combatterle

La stimolazione del nervo ipoglosso, è una terapia di successo per

i pazienti con sindrome delle apnee notturne, da collasso dei muscoli dilatatori del faringe.

Lo dimostra uno studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine.

In Italia ne soffrono 2 milioni di persone.

 

Maggiori approfondimenti in:

 

UPPER-AIRWAY STIMULATION FOR OBSTRUCTIVE SLEEP APNEA 
Patrick J. Strollo, Jr., M.D., Ryan J. Soose, M.D., Joachim T. Maurer, M.D., Nico de Vries, M.D., Jason Cornelius, M.D., Oleg Froymovich, M.D., Ronald D. Hanson, M.D., Tapan A. Padhya, M.D., David L. Steward, M.D., M. Boyd Gillespie, M.D., B. Tucker Woodson, M.D., Paul H. Van de Heyning, M.D., Ph.D., Mark G. Goetting, M.D., Oliver M. Vanderveken, M.D., Ph.D., Neil Feldman, M.D., Lennart Knaack, M.D., and Kingman P. Strohl, M.D. for the STAR Trial Group
N Engl J Med 2014; 370:139-149 DOI: 10.1056/NEJMoa1308659     

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